Wednesday, January 23, 2013

La verità sulla conservazione delle cellule staminali cordonali

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente
neofossenSi sente parlare sempre più spesso, soprattutto sui nuovi media, della possibilità di conservare le staminali cordone ombelicale del proprio figlio. Ma capire davvero cosa significa, come muoversi e a chi affidarsi, per le coppie in attesa di un bimbo, può essere più complicato di quanto si pensi. Sono molte, infatti, le incongruenze che un futuro genitore può facilmente riscontrare durante la ricerca di informazioni sull’argomento. Proviamo in queste righe a chiarire alcuni concetti fondamentali e a correggere le affermazioni errate e non veritiere che circolano sulle staminali cordonali e la loro conservazione nelle biobanche private.
In primo luogo proviamo a fare chiarezza sulla parola “autologo”. Questo aggettivo viene spesso erroneamente utilizzato per definire la conservazione privata offerta dalle banche del cordone ombelicale. In realtà parlare di conservazione autologa non ha alcun senso poiché è il tipo di trapianto a essere o autologo, se vengono infuse nel paziente le sue staminali, oppure allogenico, quando le cellule infuse sono state raccolte da una persona terza al ricevente. Quello che probabilmente chi diffonde queste informazioni voleva asserire, è che le banche private praticano solo i trapianti autologhi; ma anche questo non corrisponde a verità poiché le strutture che offrono la conservazione privata consentono sia questa tipologia di operazione sia trapianti allogenici intra-familiari, ossia l’infusione di staminali in un familiare del donatore.
Spesso viene affermato, inoltre, che l’infusione autologa di staminali cordonali non ha utilità poiché a essere iniettate nel paziente sarebbero le sue stesse staminali malate. Dire questo, però, limita innanzitutto l’uso delle staminali alle sole malattie di natura ematoncologica e non tiene in considerazione che tali cellule possono essere utilizzate per trattare altri tipi di patologie. L’uso autologo è ad ogni modo previsto e favorito dal Ministero della Salute 1, per quelle famiglie che rischiano di avere figli affetti da alcune malattie genetiche.
La durata della conservazione, infine, è un altro punto su cui è necessario fare chiarezza. Sebbene si legga spesso che le cellule cordonali conservate mantengano le loro funzioni per un tempo non più lungo di 10-15 anni, scientificamente si è dimostrato che staminali crioconservate rimangono vitali e mantengono le loro importanti proprietà anche dopo 24 anni 2 di crioconservazione.
Se sparare a zero contro le strutture private è assai diffuso tra i media di settore e non, ciò di cui non si parla sono i limiti della rete di banche pubbliche. Infatti, se è vero che donare il cordone ombelicale del proprio figlio è un gesto altruista, è anche vero che se le strutture pubbliche, ben 19 sul territorio nazionale, non sono in grado di offrire un servizio efficiente (ad esempio di solito di notte il sangue non viene raccolto), questo nobile atto perde di senso. Inoltre, nel nostro Paese il 95% dei cordoni sono destinati a finire tra i rifiuti organici 3. Invece di diffondere informazioni false o non complete, i giornalisti dovrebbero dare più risalto a questo spreco senza senso che dovrà necessariamente essere notevolmente ridotto.
Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com

Note.  
1. Francese, R. and P. Fiorina, Immunological and regenerative properties of cord blood stem cells. Clin Immunol.  136(3):  p.  309-22.  
2. Decreto ministeriale 18  novembre 2009. 
3. Broxmeyer HE: Cord blood hematopoietic stem cell transplantation In StemBook Community   TSCR, Ed., May 26, 2010.

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